(Fonte: kevvn, via rispostesenzadomanda)
Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai vinto né perso, ma avevo lasciato che la vita mi succedesse? Io che avevo avuto le ambizioni di tanti, ma che mi ero ben presto rassegnato a non vederle realizzate? Che avevo evitato il dolore e l’avevo chiamato attitudine alla sopravvivenza? Che avevo pagato conti e bollette, che ero rimasto in buoni rapporti con tutti il più a lungo possibile; io, per cui estasi e disperazione erano diventati da molto tempo giusto parole lette una volta nei libri? Uno i cui rimproveri a se stesso non lasciavano mai il segno? Beh, c’era tutto questo su cui riflettere, mentre sperimentavo un genere di rimorso speciale: una sofferenza inflitta a chi aveva sempre creduto di sapersi sottrarre al dolore, e inflitta, alla fine, precisamente per quella ragione.
Julian Barnes, Il senso di una fine, Einaudi (The Sense of an Ending, 2011. Traduzione di Susanna Basso. Selezionato da Flavia Vadrucci)
— Sofia si veste sempre di nero, Paolo Cognetti (via blackwest)
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i booklet di quasi tutti i dischi presi sono desolanti ma la dedica finale in trouble will find me fa sciogliere <3
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via bwsuck
Se per caso vi capitasse di vedere più volte la notifica di un mio like a qualche vostro post è perchè mi piace tanto vedere il...