Luglio 31, 2014
sì.

sì.

(Fonte: blunavyforgrant, via fallimentiquotidiani)

Luglio 30, 2014
nevver:

Hit the road

nevver:

Hit the road

(Fonte: instagram.com)

Luglio 24, 2014
"L’espressione di stupore “WOW” viene fatta risalire alla metà del 1800, nel Wisconsin. Pare che durante una di quelle fiere in città, un gruppo di bambini si ritrovò davanti ad un gruppo di cani procioni (Raccoon dog) e iniziarono a far loro il verso tipico del cane. Verso che in America suona come un “Uau, Uau, Uau”. La gente, accorsa numerosa ad osservare quella scena, recepì quel “Uau” più che altro come un segno di stupore (tanti cani procioni in una volta sola non si erano mai visti). Il giornale del posto ne riportò notizia, scritto così come lo conosciamo noi oggi e il “WOW” divenne ben presto di uso comune."

Da “Storia delle espressioni onomatopeiche” di Ludvig Sergob. (via spaam)

questa è una storia per pinkraccoon

(via mercurocromo)

Perché i procioni sono meravigliosi.

Because raccoons are amazing.

(via pinkraccoon)

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(via boh-forse-mah)

(via boh-forse-mah)

Luglio 7, 2014

Ci sono persone che si innamorano subito tantissimo e poi ogni giorno un po’ meno. Ci sono persone che si innamorano poco subito e poi ogni giorno un po’ di più. E c’è un momento in cui quell’amore lì è uguale per entrambi, come un dondolo in equilibrio.

Luglio 7, 2014

Luglio 1, 2014

nevver:

Take the stairs

Giugno 21, 2014

lustik:

Book Sculptures and Paper Art - Malena Valcárcel.

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(via booklover)

Giugno 17, 2014

boh-forse-mah:

Cerimonia del tè giapponese.

Alcune curiosità da Wikipedia:

Il Cha no yu (茶の湯, “acqua calda per il ”), conosciuto in Occidente anche come Cerimonia del tè, è un rito sociale e spirituale praticato in Giappone, indicato anche come Chadō o Sadō, (茶道, “Via del tè”).

Sen no Rikyū amava lo stile semplice, cioè vedeva la stanza del come dimora della creatività priva di attaccamenti quindi una dimora del vuoto. Spogliata da ogni possibile orpello, con pareti grezze e praticamente priva di alcun contenuto che non fosse il vissuto libero dagli attaccamenti della vita “mondana”. I personaggi che si muovono in essa sono usciti temporaneamente dal mondo e dai suoi affanni per contemplare brevemente il vuoto. Il vissuto di mu-shin (無心), cioè “non-mente” [13], quindi l’abbandonare il pensiero ruminante e giudicante per giungere ad un approccio spontaneo e totalizzante con gli oggetti e le persone, è rappresentato perfettamente dallo spazio racchiuso nella stanza del . Al vuoto materiale deve corrispondere il vuoto “mentale”, inteso come vissuto di consapevolezza privo di preoccupazioni e attaccamenti mondani. Fin dall’inizio della sua istituzione, nella stanza della Cerimonia del tè tutti dovevano entrare disarmati e tutti erano uguali, tutti si dovevano inginocchiare e tutti dovevano “subire” le stesse regole. È chiaro quale fosse il potere destabilizzante di questa pratica e così Sen no Rikyū fu costretto al seppuku in quanto un potere che viveva, come sempre, di ostentazione e di forme vane, si sentiva minacciato dalla forza silenziosa del maestro.

I quattro principi costitutivi della Cerimonia del tè secondo Sen no Rikyū

Ciò che rimane oggi dell’antica residenza di Sen no Rikyū a Sakai (Ōsaka) sua città natale. Sul lato destro della foto si può osservare il pozzo dell’acqua a cui il maestro attingeva per la Cerimonia. La stanza del tè (chashitsu, 茶室), denominata Jisso-an, è andata perduta durante i bombardamenti della II Guerra mondiale, ma è stata ricostruita ed è attualmente conservata presso il tempio buddhista zen rinzai, Nanshu-ji di Sakai.

Il monaco buddhista zen Sen no Rikyū è universalmente considerato il codificatore ultimo della Cerimonia del tè, dopo i grandi maestri Murata Shukō e Takeno Jōō. La Cerimonia del tè di Sen no Rikyū si fonda su quattro principi basilari a cui fanno riferimento tutti i lignaggi scolastici che proseguono gli insegnamenti di questo maestro del tè:

  • Armonia (和[14], Wa)

Questa dimensione comprende la relazione ospite-invitato, gli oggetti scelti, il cibo servito. Queste relazioni devono riflettere il ritmo impermanente delle cose e della vita. L’effimero compreso in tutte le cose viene confermato infatti dal loro mutamento costante. Ma essendo l’effimero, l’impermanente, l’unica realtà in cui ci muoviamo esso assurge a Realtà ultima[15]. Ospite e invitato sono in realtà intercambiabili in quanto agiscono coerentemente in questa dimensione di consapevolezza. Prima di offrire il tè, l’ospite porge dei dolci all’invitato, a volte un pasto leggero. Tutto deve essere all’insegna della stagione in corso, al ritmo naturale della cose. Il principio dell’ “Armonia” significa dunque essere affrancati da ogni pretesa e da ogni estremismo, incamminati lungo la moderazione e la "Via di mezzo" propria degli antichi insegnamenti buddhisti.

  • Rispetto (敬[16], Kei)

È il riconoscimento in ogni persona, ma anche nei più semplici oggetti, della presenza di una innata dignità. Coltivare questo vissuto nella Cerimonia del tè e nella vita permette di comprendere la comunione dell’essenza di tutto ciò che ci circonda.

  • Purezza (清[17], Sei)

Va immediatamente precisato che in ambito zen, questo non significa discriminare tra ciò che è “puro” e quello che è ritenuto “impuro”, essendo il “puro” e l‘“impuro” partecipanti insieme alla Realtà ultima. Spazzare la stanza del tè significa occuparsi di disporre un mondo che accolga anche il “bello”. Che consenta a ciò che è “bello” di esprimersi. Questa occupazione è anche una metafora nei confronti della nostra mente e dei nostri vissuti che vanno quotidianamente “spazzati” dai vincoli mondani e dalle loro preoccupazioni, per consentirsi esperienze altrimenti non esperibili. Mentre pulisce la stanza del tè, l’ospite riordina anche se stesso.

  • Tranquillità (寂 [18], Jaku)

Sōshistsu Sen (千宗室), XV iemoto (家元) del lignaggio Urasenke (裏千家), così esprime questo principio: «Seduto lontano dal mondo, all’unisono con i ritmi della natura, liberato dai vincoli del mondo materiale e dalle comodità corporali, purificato e sensibile all’essenza sacra di tutto ciò che lo circonda, colui che prepara e beve il tè in contemplazione si avvicina ad uno stadio di sublime serenità.»[19] L’incontro con l’altro nella Cerimonia del tè amplifica questa dimensione e, come ricorda sempre il XV iemoto dell’Urasenke: «Trovare una serenità duratura in noi stessi in compagnia d’altri: questo è il paradosso.»

Giugno 6, 2014
nevver:

The best place to be is somewhere else.

nevver:

The best place to be is somewhere else.

Maggio 29, 2014

sizvideos:

Bill Murray Crashes Bachelor Party, Gives Awesome Speech - Video

(via feelslikewecouldescape)

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